Servono vescovi italiani non conformisti, non pastori di centrodestra

Gli argomenti di Sergio Belardinelli e Sandro Bondi sono rilevanti e interessanti. Se i vescovi italiani si pongono il problema di tornare a una soggettività sociale e culturale unitaria dei cattolici, dunque politica, è importante sapere che politica sarà. Ovvio e ben detto. Ed è naturale – basti pensare alle succose informazioni di Paolo Rodari sullo spiazzamento nella sinistra democratica dopo la prolusione del cardinal Bagnasco – che la faccenda assuma anche il profilo di una riflessione bipolare. Leggi Dove va la chiesa dopo le parole di Bagnasco dal blog Cerazade
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Io però esorterei tutti, gli amici della sinistra cattolica e gli alleati dell’area che si è riconosciuta nel patto wojtyliano, ratzingeriano e ruiniano del referendum sulla fabbricazione dei bambini e sulla loro selezione eugenetica, a mantenere il fuoco, più che sullo scambio politico, sulla guerra culturale. E’ decisivo che nella chiesa italiana non si diffonda l’ideologia dei “paolini”, per così dire: botte moralistico-politiche a una destra anticristiana. Perché sarebbe un farsi coinvolgere in un fanatismo sciocco. Ma è ancor più decisivo che i contenuti del discorso al Bundestag di Benedetto XVI restino la piattaforma comune, trasversale, degli uomini di buona volontà che amano la chiesa testimone della sua verità nello spazio pubblico, a destra e a sinistra.
Quanto al professor Agostino Giovagnoli, ho stima di lui e mi spiace di averne causato il civile risentimento recato dal testo della sua lettera. Forse ho esagerato sulle sue “insicurezze”, e d’altra parte era un qualsiasi giudizio giornalistico, ancora non ho la facoltà di scomunica della sua collega di Repubblica, Barbara Spinelli. Giovagnoli è un cattolico rigoroso, dunque, e la mia vis polemica riguardava più la sua tribuna laicista che lui stesso.